Il borgo di Calatafimi Segesta, dove si svolge la festa del Santissimo Crocifisso
Il borgo di Calatafimi Segesta — foto: Francescodibartolo80 · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Ci sono feste che si aspettano un anno e feste che si aspettano un decennio. Quella del Santissimo Crocifisso di Calatafimi Segesta appartiene alla seconda categoria, ed è proprio questo a renderla diversa da qualsiasi altra celebrazione della Sicilia occidentale. Non è un appuntamento annuale: si celebra a intervalli di più anni, quando la comunità decide che ci sono le condizioni e le risorse per farla come si deve. Chi capita in paese nei giorni giusti assiste a qualcosa che molti abitanti hanno visto poche volte nella vita.

Una cadenza che non è annuale

La tradizione racconta che in origine la festa si teneva ogni dieci anni e che dall'Ottocento si passò a una periodicità quinquennale. Nella pratica gli intervalli sono stati variabili, e in tempi recenti anche molto più lunghi: dipende dall'organizzazione, dalle disponibilità e dalla volontà dei ceti di mettersi in gioco. L'annuncio che la festa si farà arriva tradizionalmente il pomeriggio di Pasqua, e da quel momento il paese entra in una specie di conto alla rovescia collettivo fatto di riunioni, prove, cucine accese e magazzini che si riempiono.

I giorni sono invece sempre gli stessi: i primi di maggio, con i preparativi che cominciano già negli ultimi giorni di aprile e il culmine il 3 maggio. Tre giornate piene, dall'alba a notte fonda, in cui il centro storico è chiuso al traffico e riorganizzato attorno ai cortei.

I ceti: il paese diviso per mestieri

Il cuore della festa sono i ceti, cioè le antiche corporazioni di mestiere che ancora oggi strutturano la partecipazione. Ogni ceto ha i suoi stendardi, i suoi colori, le sue usanze e il suo ruolo preciso nel programma. Fra quelli storicamente protagonisti si trovano:

  • La Maestranza, erede dell'antica milizia cittadina, che sfila in divisa e in armi.
  • I Borgesi, contadini e coltivatori, che accompagnano muli riccamente bardati con finimenti, specchi e ornamenti preparati a mano.
  • I Massari, un tempo sovrintendenti delle terre feudali, oggi custodi di una delle parti più solenni del corteo.
  • I Cavallari, che portano in strada i carretti siciliani e il repertorio dell'artigianato locale.
  • Mugnai, Ortolani, Caprai, Pecorai, Macellai e i Borgesi di San Giuseppe, ciascuno con emblemi e offerte proprie.

Ai Mugnai è legata una croce d'argento donata alla fine del Settecento, uno degli oggetti più preziosi dell'intera celebrazione. Molti ceti allestiscono inoltre carri con scenografie curate, sui quali figuranti in costume rievocano episodi biblici: un teatro di strada che avanza lentamente fra le case.

Cucciddati, dolci e la generosità come rito

Chi assiste per la prima volta rimane colpito da una cosa in particolare: la quantità di cibo che vola per aria. Durante i cortei i ceti lanciano alla folla dolci, confetti, noccioline e cioccolatini, accumulati per settimane in quintali. Ma l'offerta più significativa sono i cucciddati, pani votivi di farina e olio modellati a forma di corona o di sole, che discendono dal pane un tempo distribuito ai poveri del paese durante i festeggiamenti. È un gesto che dice molto sul senso della festa: l'abbondanza si mostra dandola via.

Se capitate durante la festa: Il centro storico viene chiuso e i posti auto in paese si esauriscono presto: conviene arrivare con largo anticipo, muoversi a piedi e mettere in conto orari serali lunghi. Portate scarpe comode e qualcosa per coprirsi: a maggio, di notte, l'aria di collina resta fresca.

La processione e la Madonna di Giubino

Il momento conclusivo è la processione serale del 3 maggio, quando i simulacri del Santissimo Crocifisso e di Maria Santissima di Giubino, patrona della città, attraversano le vie principali accompagnati da tutti i ceti, dalle autorità civili e religiose e dalle bande musicali. La devozione nasce da un crocifisso ligneo custodito in paese, a cui la tradizione attribuisce guarigioni a partire dalla metà del Seicento; da lì presero avvio le prime processioni e, di secolo in secolo, l'impianto cerimoniale che vediamo oggi.

Proprio perché non si ripete ogni anno, la data non si può dare per scontata. Se sperate di trovarvi qui nell'anno giusto, la cosa più sensata è seguire gli avvisi del Comune di Calatafimi Segesta e della parrocchia, che pubblicano il programma dettagliato quando la celebrazione viene indetta. Negli anni in cui il Crocifisso non esce, resta comunque la festa della Madonna di Giubino, patrona del paese, che si tiene in settembre e che dà un'idea, in scala ridotta, di quanto Calatafimi sappia essere partecipe.

Nel centro storico di Calatafimi Segesta, a pochi minuti da Segesta

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