Guardando le colline che circondano Segesta si capisce subito che questa è terra da vigna e da oliveto. Il paesaggio alterna filari, uliveti e seminativi in una successione che si ripete per chilometri. Non è un caso: la provincia di Trapani è da anni tra le aree più vitate d'Italia, e allo stesso tempo produce un olio extravergine con una denominazione d'origine protetta che comprende, tra i suoi comuni, anche quello in cui vi trovate.
I vitigni che raccontano questa terra
La Sicilia occidentale è, prima di tutto, terra di uve bianche. Il Catarratto è la varietà storica per eccellenza, coltivata da secoli e a lungo destinata alle basi per il Marsala. L'Inzolia, o Ansonica, dà vini di corpo medio con un tratto quasi salino. Il Grecanico completa il quadro delle bianche tradizionali. Il vitigno più interessante da raccontare, però, è il Grillo: non è antichissimo, è il risultato di un incrocio tra Catarratto e Zibibbo ottenuto dal barone Antonino Mendola alla fine dell'Ottocento. Nato per fornire una base più solida al Marsala, negli ultimi decenni ha trovato una seconda vita come vino bianco secco, e oggi è probabilmente il biglietto da visita enologico del Trapanese.
Sul fronte delle rosse domina il Nero d'Avola, che in questa parte dell'isola tende a dare vini meno muscolari e più tesi rispetto al sud-est siciliano. Accanto a lui trovano spazio il Perricone e, sempre più spesso, varietà internazionali impiantate a partire dagli anni Ottanta. Discorso a parte per lo Zibibbo, o Moscato d'Alessandria: è l'uva dei vini dolci dell'isola di Pantelleria, aromatica e riconoscibilissima, con quel corredo di note di miele, datteri e frutta matura che la rendono inconfondibile.
Le denominazioni reali del Trapanese
Districarsi tra le sigle in etichetta è più semplice di quanto sembri, perché le denominazioni di questa provincia sono poche e ben caratterizzate. Ecco quelle che incontrerete più spesso:
- Alcamo DOC, la più vicina in assoluto: la sua zona di produzione comprende l'intero territorio del comune di Alcamo e in parte quello di Calatafimi, Castellammare del Golfo, Gibellina e di alcuni comuni del Palermitano. Storicamente è un bianco a base di Catarratto, oggi affiancato da Grillo, Grecanico e Inzolia
- Erice DOC, che copre i versanti attorno al monte omonimo con una gamma ampia di tipologie, dalle bianche autoctone alle rosse fino allo Zibibbo
- Marsala DOC, il vino fortificato che ha reso celebre la provincia nel mondo: ottenne il riconoscimento nel 1969, subito dopo l'Etna, che nel 1968 era stata la prima DOC siciliana
- Passito di Pantelleria DOC e Moscato di Pantelleria DOC, riconosciuti nel 1971 e prodotti sull'isola dallo Zibibbo allevato ad alberello
- Delia Nivolelli DOC e Salaparuta DOC, denominazioni più piccole e meno note dell'entroterra provinciale
- Sicilia DOC, la denominazione regionale che oggi raccoglie gran parte della produzione di qualità dell'isola
Un'avvertenza utile: qui l'alberello, il sistema di allevamento basso e tradizionale, convive con le spalliere moderne, e questo si traduce in stili molto diversi anche dentro la stessa denominazione.
L'olio: una DOP che nasce anche qui
Se il vino ha molte denominazioni, l'olio ne ha una che vale per tutti: la DOP Valli Trapanesi. Il disciplinare stabilisce che le olive debbano provenire dalla provincia di Trapani e riserva la denominazione a un extravergine ottenuto per almeno l'ottanta per cento dalle cultivar Cerasuola e Nocellara del Belice, con un margine massimo del venti per cento per altre varietà. La resa in olio non può superare il ventidue per cento, un vincolo che spinge verso raccolte anticipate e frangiture rapide.
Il dettaglio che interessa direttamente chi soggiorna qui è geografico: la zona di produzione comprende l'intero territorio amministrativo di Calatafimi, insieme a quello di Alcamo, Castellammare del Golfo, Erice, Salemi, Trapani, San Vito Lo Capo e altri comuni della provincia. L'olio che vi verrà servito a colazione o sul pane, con ogni probabilità, viene dagli uliveti che vedete dalla finestra.
Delle due cultivar principali, la Nocellara del Belice è probabilmente la più conosciuta anche fuori dalla Sicilia, perché è una doppia attitudine: dà un ottimo olio ma è celebre soprattutto come oliva da tavola, grossa, croccante e verde brillante. La Cerasuola prende il nome dal colore rosso ciliegia che le drupe assumono a maturazione e regala oli dal fruttato intenso, con amaro e piccante decisi. C'è poi la Biancolilla, tra le cultivar più diffuse in Sicilia in generale, di profilo molto più delicato: la incontrerete spesso nei blend regionali, anche se non è tra le due varietà che il disciplinare delle Valli Trapanesi mette al centro.
Come assaggiare senza fretta
Il modo migliore per capire questi prodotti non è la degustazione formale, ma la tavola. Un Grillo fresco accanto a un piatto di pesce, un Nero d'Avola con la carne o con i formaggi stagionati, un passito di Pantelleria alla fine con i dolci di mandorla. L'olio, allo stesso modo, si giudica meglio da crudo su una fetta di pane. La zona attorno a Segesta ha il vantaggio della posizione: il cuore vitivinicolo di Alcamo è a due passi, e in meno di un'ora si raggiungono sia Trapani sia le colline di Erice.
Nel centro storico di Calatafimi Segesta, a pochi minuti da Segesta
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